Cosa mi ha insegnato il mio matrimonio: quando la wedding planner diventa la sposa
- Sara Laurino
- 19 ago
- Tempo di lettura: 4 min
Per anni ho guardato i matrimoni da un'altra prospettiva.
Quella della wedding planner.
Quella che arriva prima, controlla che tutto sia al posto giusto, parla con i fornitori, guarda l'orologio, pensa agli imprevisti e, soprattutto, cerca di fare in modo che gli sposi non debbano preoccuparsi di nulla.
Poi è arrivato il mio matrimonio.
E improvvisamente quella sposa ero io.
Pensavo che il fatto di essere una wedding planner mi avrebbe reso tutto più semplice. In parte è stato così. Conoscevo il mondo dei matrimoni, sapevo come muovermi, avevo i miei fornitori, conoscevo le tempistiche e sapevo esattamente quali dettagli non lasciare al caso.
Ma c'era una cosa che non avevo previsto.

Non era difficile organizzare il mio
matrimonio. Era difficile smettere di essere la wedding planner.
Il controllo che conosciamo bene:
Quando fai questo lavoro impari a prevedere.
Prevedi cosa potrebbe andare storto, cosa potrebbe mancare, quale fornitore potrebbe avere bisogno di un'indicazione in più.
È una parte bellissima del nostro lavoro, perché significa essere sempre un passo avanti.
Ma quando sei tu la sposa, quella stessa capacità può diventare un'arma a doppio taglio.
Perché conosci talmente bene tutto quello che c'è dietro un matrimonio che rischi di non riuscire più a vedere soltanto quello che sta succedendo davanti ai tuoi occhi.
E io mi sono resa conto di quanto fosse vero proprio vivendo il mio matrimonio.
Avevo organizzato tutto con attenzione. Avevo pensato ai dettagli, controllato, verificato.
Eppure, arrivata a quel giorno, dovevo fare una cosa che per me non era affatto naturale:
lasciare andare.
Il momento in cui devi cambiare ruolo
Abito principesco: Per mesi sono stata la persona che organizzava.
Poi, improvvisamente, dovevo diventare la persona che si lascia organizzare.
E questa è stata la parte più difficile.
Non avevo bisogno di qualcuno che mi spiegasse come organizzare un matrimonio.
Avevo bisogno di qualcuno che mi ricordasse che non dovevo più farlo.
Perché il giorno del matrimonio non puoi essere contemporaneamente la sposa e la persona che controlla che tutto funzioni.
O meglio, puoi farlo.
Ma rischi di perderti qualcosa.
Puoi essere lì, sorridere, abbracciare, emozionarti… mentre una parte della tua testa continua a chiedersi se il tableau è stato sistemato o se il catering ha rispettato la timeline.
E mi sono resa conto che è un rischio che non riguarda solo le wedding planner.
Riguarda tantissime spose che decidono di organizzare il proprio matrimonio da sole.
Organizzare tutto da sole non è il problema

Voglio essere molto chiara su questo.
Non credo che organizzare il proprio matrimonio da sole sia sbagliato.
Anzi.
Credo che possa essere bellissimo.
Scegliere la location, cercare i fornitori, decidere i fiori, pensare alle partecipazioni, scegliere le bomboniere… sono tutte cose che possono diventare parte dei ricordi del matrimonio.
Il problema arriva quando non si riesce più a distinguere il momento dell'organizzazione dal momento in cui bisogna semplicemente vivere.
Perché una cosa è organizzare il matrimonio.
Un'altra è organizzare il matrimonio mentre ti stai sposando.
E quella seconda cosa non dovrebbe spettare a te.
Quello che ho capito davvero
Il mio matrimonio mi ha fatto capire ancora meglio perché credo così tanto nel coordinamento.
Non perché ogni sposa abbia necessariamente bisogno di una wedding planner dall'inizio alla fine.
Ma perché credo che ogni sposa abbia bisogno di qualcuno a cui affidare il controllo, almeno quando arriva il grande giorno.
Qualcuno che sappia cosa deve succedere.
Che conosca i fornitori.
Che sappia dove devono essere le cose.
Che risolva un problema prima ancora che tu venga a conoscenza del problema.
Che possa rispondere al telefono al posto tuo.
Che possa dire: "Ci penso io".
Queste tre parole, per una sposa, valgono tantissimo.
La cosa più difficile? Fidarsi
Per me la lezione più grande è stata proprio questa.
Fidarmi.
Fidarmi delle persone che avevo scelto.
Fidarmi del lavoro fatto nei mesi precedenti.
Fidarmi del fatto che, anche se qualcosa non fosse andato esattamente come avevo immaginato, il mio matrimonio non sarebbe stato rovinato.
Perché questa è un'altra cosa che impari facendo la wedding planner: non puoi controllare tutto.
Puoi progettare.
Puoi organizzare.
Puoi prevenire.
Puoi avere un piano B.
Ma non puoi decidere tutto quello che succederà.
E forse è proprio questo il bello.
Il matrimonio non è una produzione da portare a termine
Credo che questo sia stato il cambiamento più grande nel modo in cui guardo oggi il mio lavoro.
Prima sapevo che il mio compito era far funzionare tutto.
Oggi so ancora meglio che il mio compito è far sì che gli sposi possano vivere tutto.
Sono due cose diverse.
Un matrimonio può essere perfettamente organizzato e comunque lasciare gli sposi stanchi, preoccupati e con la testa piena di cose da controllare.
Oppure può esserci qualche piccolo imprevisto, come succede nella vita, e gli sposi possono non accorgersene nemmeno.
Perché qualcuno se ne sta occupando.
Ed è questo, per me, il vero significato di una buona organizzazione.
Non la perfezione.
La libertà.

Il giorno del matrimonio ho finalmente fatto la sposa
A un certo punto ho smesso.
Ho smesso di controllare.
Ho smesso di pensare a cosa sarebbe successo dopo.
Ho guardato quello che avevo davanti.
Mio marito.
La mia famiglia.
I nostri amici.
Le persone che erano lì per noi.
E ho pensato che, alla fine, era proprio questo il motivo per cui avevo organizzato tutto.
Non per avere una giornata perfetta.
Ma per avere una giornata da ricordare.
E oggi, quando parlo con una sposa che mi dice "Voglio organizzare tutto io", non le dico di non farlo.
Le dico di goderselo.
Di scegliere.
Di creare.
Di divertirsi.
Ma le dico anche una cosa che oggi sento molto più di prima:
decidi fin dall'inizio chi si occuperà di tutto quando tu non vorrai più occupartene.
Perché arriverà quel momento.
E quando arriverà, dovrai solo essere la sposa.
Non la wedding planner.
Non la coordinatrice.
Non quella che risponde alle telefonate.
Non quella che risolve i problemi.
La sposa.
E credimi: è un ruolo che vale la pena vivere fino in fondo.
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